9.9. Cass.

Si pensi ai casi in cui, per non entrare in contrasto con norme europee ritenute vincolanti, la giurisprudenza ha interpretato in senso estensivo la nozione di rifiuto, elemento di numerose fattispecie incriminatrici nell’ambito del diritto penale ambientale. Così, Cass. III, 14 aprile 2005, n. 20499, Colli, C.e.d. 231529, ad avviso della quale, “essendo il d.lgs. n. 22 del 1997 (e segnatamente il suo art. 6, di cui il cit. art. 14 si presenta come norma di interpretazione autentica) disposizione di attuazione della normativa comunitaria in materia (la direttiva del Consiglio 15 luglio 1975 n. 75/442/Cee, relativa ai rifiuti, come modificata dalla direttiva del Consiglio 18 marzo 1991 n. 91/156/Cee, nonché dalla decisione della Commissione 24 maggio 1996 n. 96/350/Ce), esso va interpretato in sintonia con tale normativa (……). Al pari dell’interpretazione costituzionalmente orientata, volta a privilegiare la lettura della disposizione che non si ponga in contrasto con parametri costituzionali, sussiste simmetricamente un’esigenza di interpretare la normativa nazionale in termini tali che essa non risulti in contrasto con la normativa comunitaria” (punto n. 2.2 della parte motiva). Nello stesso senso, Cass. III, 9 maggio 2008, n. 28229, Zucchi, C.e.d. 240710.
Per la ricostruzione estensiva, in via interpretativa alla luce del diritto europeo, della nozione di profitto del reato di cui all’art. 640 bis c.p., ai fini dell’applicabilità della confisca, cfr. Cass. II, 4 ottobre 2016, n. 52808, Maiorano, C.e.d. 268757.