Il testo rielabora un intervento al Convegno dal titolo Parole dietro le sbarre. Le comunicazioni dei detenuti: valenza trattamentale ed esperienze concrete, tenutosi presso l’Università degli studi di Urbino il 23 maggio 2025. È destinato al volume dei relativi Atti (Silenzio & Diritto), Urbino University Press.
Sommario 1. Gioco, relazionalità e condanna all’insignificanza: uno spunto dalla fanciullezza da cui partire. – 2. Vivere anni pieni di niente: il silenzio come atto di straniamento dall’umano per mano dell’uomo. – 3. Il silenzio nel e sul carcere: «chi ha offeso che cos’è?» Tra libbre di carne e l’uomo. – 4. Considerazioni conclusive. L’art. 27, co. III, Cost.: tendere alla rieducazione, tendere una parola.
Abstract:
Muovendo dal film “Il segreto dei suoi occhi” di Juan José Campanella, in cui alla violenza del crimine corrisponde la violenza del silenzio per il tramite della quale il reo è misconosciuto dalla comunità e condannato all’insignificanza, il contributo riflette sulle implicazioni che una simile concezione della pena – e, più in generale, del diritto penale – comporta tanto sul piano giuridico quanto su quello socioculturale. Particolare attenzione viene, quindi, dedicata al carcere, il luogo in cui chi ha offeso è destinato a vivere “anni pieni di niente”, e rispetto al quale il silenzio assume un duplice ruolo, a seconda che lo si consideri parte della pena – il silenzio nel carcere, quale forma di isolamento e disumanizzazione del detenuto – o una sua conseguenza – il silenzio sul carcere, vale a dire il disinteresse della collettività rispetto a quanto avviene all’interno delle strutture penitenziarie.
Il tutto senza trascurare la necessità che il ricorso allo strumento penale, quale ne sia la configurazione, venga accompagnato dallo sviluppo di una rete di prevenzione primaria idonea a contrastare sul nascere i fattori facilitatori dell’agire criminale, nonché a sollecitare una maggiore consapevolezza circa il ruolo che la società stessa può assumere nella gestione complessiva del reato.
In tal senso, il contributo auspica non tanto una riforma del sistema penale quanto, piuttosto, una sua evoluzione: tale per cui la sanzione, fin dalla sua formazione, si iscriva in una dimensione prescrittiva e dialogata, vale a dire nel solco di una pena-progetto. Una rivisitazione del punire, quest’ultima, che apre, peraltro, all’idea – desumibile dalla Costituzione – di una giustizia di parole, anziché di silenzi, una giustizia, cioè, che sia tale nonostante le ingiustizie, e che, dinanzi alla commissione di quest’ultime, si rivela capace di offrire un percorso rieducativo in luogo di una risposta ritorsiva.
Parole chiave:
Riforma del sistema sanzionatorio penale – Pena a contenuto prescrittivo – Prevenzione generale e speciale dei reati – Rieducazione – Giustizia riparativa – Carcere
Title:
The penalty of silence: separation and dehumanisation.
Reflections from the film The secret of her eyes by Juan José Campanella
Abstract:
Moving from Juan José Campanella’s film “The Secret of His Eyes”, in which the violence of crime corresponds to the violence of silence through which the offender is misrecognized by the community and condemned to insignificance, the contribution reflects on the implications that such a conception of punishment – and, more generally, of criminal law – entails on both the legal and sociocultural levels. Particular attention is, therefore, devoted to prison, the place where the offender is destined to live “years full of nothing,” and where silence plays a dual role. Depending on the perspective, silence can be considered either part of the punishment – as a form of isolation and dehumanization of prisoners – or a consequence of it – as the community’s disregard for what happens inside prison facilities.
All this must be accompanied by the development of a primary prevention network capable of counteracting the factors that facilitate criminal action from the outset, as well as stimulating greater societal awareness of its role in the management of crime.
In this sense, the contribution hopes for the evolution of the penal system rather than its reform: such that, from its inception, the sanction is embedded in a prescriptive and dialogic dimension – that is to say, in the context of a punishment project. This revisits the idea of punishment, opening up to the notion of a justice of words rather than silences, as set out in the Constitution. This is a justice that exists despite injustice and, when faced with it, offers a re-educative path instead of a retaliatory response.
Keywords:
