testi ed ipertesti

Sussidiario di diritto penale
Parte speciale
a cura di F. Giunta

2. Il soggetto passivo: il morente e il nato

 

 2.1. Della nozione di morte si è già detto. Essa è affidata a un parametro normativo rappresentato dalla l. n. 578 del 1993. Quest’ultima fonte, oltre a definire la morte cerebrale, quale cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo, ne regola l’accertamento, anche al fine di consentire il prelievo di organi da utilizzare per trapianti@. Per poter essere trapiantati, gli organi devono essere idonei allo scopo, e tali sono quelli prelevati da un corpo irrorato. Il sostegno del battito cardiaco e della respirazione, a opera di appositi macchinari, possono dare l’impressione di trovarsi in presenza una persona dormiente, che muove le palpebre e presenta contrazioni muscolari. Si tratta di movimenti indotti dalla macchina. Quel corpo non ha vita. Conseguentemente un ipotetico colpo di pugnale inferto al cuore attingerà il cadavere, non lederà la vita.

 Diversi dalla morte encefalica sono il coma e lo stato vegetativo permanente, quali condizioni di vita incosciente, di regola, reversibile il primo, irreversibile il secondo. In quest’ultimo caso, anche se le funzioni dell’encefalo sono ancora attive, la vita c.d. biografica è cessata.  

 2.2. Ben più problematica è l’individuazione dell’inizio della vita tutelata penalmente. Qui manca una presa di posizione espressa del legislatore. Per questa ragione, l’attività ermeneutica risulta più esposta ai condizionamenti metagiuridici che permeano la materia.

 Le indicazioni legislative che fungono da base regolativa sono essenzialmente due. Da un lato, l’art. 578 c.p. riconduce nel concetto unitario di uomo sia il neonato, che il feto soppresso durante il parto. Dall’altro lato, la l. n. 194 del 1978, dopo aver disciplinato l’interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, prevede apposite incriminazioni per le pratiche abortive non autorizzate. Parte di queste fattispecie incriminatrici sono state spostate oggi nel codice penale (artt. 593-bis e 593-ter) dalla più volte citata l. n. 21 del 2018.

 Dispone inoltre l’art. 7 della l. n. 194 del 1978 che, quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto, il medico deve adottare ogni misura idonea a salvaguardarne la sopravvivenza. Ne se deduce che il nato è comunque uomo. Resta da chiarire, però, se la sua tutela sia incondizionata. Il nodo gordiano riguarda lo status dei nati estremamente prematuri con prognosi di sopravvivenza infausta o accompagnata da gravi malformazioni.  

 

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