Il rafforzamento degli obblighi formativi dei magistrati in materia di contrasto alla violenza nei confronti delle donne e alla violenza domestica

Fabio Di Vizio

Focus

SOMMARIO   Premesse. – 1. La disciplina delle iniziative formative in materia di contrasto della violenza nei confronti delle donne e della violenza domestica dopo la legge n. 181/2025. – 1.1. Il novellato articolo 6 della legge 168/2023. – 1.2. L’evoluzione registrata durante i lavori parlamentari. – 1.3. I contenuti generali della riforma del 2025. – 1.4. Le fonti internazionali e sovranazionali in materia di formazione delle figure professionali che si occupano delle vittime e degli autori di violenze nei confronti delle donne e di violenze domestiche. – 1.4.1. Il piano convenzionale. – 1.4.2. Il piano sovranazionale. – 2. Le questioni interpretative poste dalla novella del 2025. – 2.1. La riflessione del CSM. – 2.2. I quesiti posti dai magistrati a seguito dell’entrata in vigore della riforma. – 2.3. Prima analisi. – 2.3.1. L’impostazione programmatico-organizzativa della nuova disciplina, tra rispetto dell’indipendenza della magistratura, autonomia della SSM ed aree riservate del CSM. – 2.3.2. Le sedi dei corsi. – 2.3.3. Le materie oggetto di trattazione «vincolata»: tra «competenze fondamentali», non esaustività e formazione progressiva. – 2.3.4. La metodologia formativa ed i requisiti dei formatori. – 2.3.5. I criteri rilevanti per l’individuazione della platea dei destinatari. – 2.3.6. Il carattere obbligatorio della partecipazione ai corsi di formazione.  – 3. Conclusioni.

Abstract:

La legge 2 dicembre 2025 n. 181/2025 ha introdotto rilevanti novità rispetto agli obblighi formativi dei magistrati in materia di contrasto alla violenza nei confronti delle donne e alla violenza domestica. Con una soluzione originale, il legislatore giunge a predeterminare gli argomenti oggetto di formazione obbligatoria, delineando un’impostazione programmatico-organizzativa già nel tessuto normativo primario, che finisce per chiamare in causa l’autonomia della SSM, le competenze ordinamentali del CSM e, in definitiva, una moderna declinazione dell’indipendenza della magistratura, fondata su una competenza professionale non formale. Restano in ombra profili non secondari quali l’esatta perimetrazione della platea dei destinatari e la periodicità dell’assolvimento dell’obbligo formativo, aree rispetto alle quali la disciplina consiliare potrebbe offrire preziose precisazioni. Prospettiva che in ogni caso va considerata muovendo dalla forte e generale responsabilizzazione dei magistrati che si ricava dal complessivo intervento normativo rispetto all’applicazione di una normativa che affida molte delle proprie capacità protettive all’attitudine degli operatori giuridici di superare limiti culturali e nel riconoscere la condizione autentica delle vittime di tale forma di criminalità.

Parole chiave:

Formazione – violenza contro le donne – Obbligatorietà – Competenza professionale – Indipendenza della magistratura – cambiamenti culturale


Title, abstract, keywords

Title:

Strengthening mandatory judicial training as a key measure for preventing and combating violence against women and domestic violence

Abstract:

Law No. 181 of 2 December 2025 introduced significant innovations concerning the mandatory training obligations of magistrates in the field of combating violence against women and domestic violence. Through an original approach, the legislature predefines the subject‑matter of compulsory training, embedding a programmatic and organisational framework directly within primary legislation. This choice ultimately engages the autonomy of the Scuola Superiore della Magistratura (SSM), certain statutory powers of the Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) and, more broadly, a modern conception of judicial independence grounded in substantive professional competence rather than mere formal status.

Not insignificant issues nevertheless remain unresolved, in particular the precise definition of the categories of beneficiaries and the frequency with which the training obligation must be fulfilled, areas in respect of which secondary regulatory intervention by the CSM could provide valuable clarification. In any event, this perspective must be assessed in light of the strong and general attribution of responsibility to magistrates emerging from the legislative framework as a whole, especially with regard to the application of a body of law whose protective effectiveness largely depends on the ability of legal practitioners to overcome entrenched cultural limitations and to accurately recognise the authentic condition of victims of this form of criminality.

Keywords:

Training – Violence against women – Mandatory nature – Professional competence – Judicial independence – Cultural change


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