Il diritto penale “imposto”. Gli obblighi di tutela costituzionali e sovrastatali

Caterina Paonessa

Articolo

SOMMARIO   1. Lo statuto derogatorio degli obblighi di tutela penale. – 2. Il dovere legislativo di punire come contenuto costituzionale implicito e come vincolo costituzionale espresso. – 3. Dal garantismo nel punire al garantismo del punire. – 4. Scelta tipologica e sindacabilità dell’attuazione legislativa. – 5. Genesi e caratteri degli obblighi sovrastatali di tutela penale. – 6. Il vincolo di penalizzazione come forma di integrazione degli ordinamenti. – 7. La penalizzazione sovrastatale al duplice vaglio della legittimazione democratica e della ragionevolezza. – 8. Il vincolo che resiste? Tra effettività e reversibilità delle scelte punitive.

Il contributo è in corso di pubblicazione nel prossimo volume di Criminalia, ed è soggetto ai criteri di peer review ed alle esclusioni dal sistema di valutazione della Rivista.

Abstract:

Il contributo esamina lo statuto degli obblighi di tutela penale, muovendo dal loro carattere derogatorio rispetto al paradigma liberale, che affida alla discrezionalità politico-criminale del legislatore la selezione dei fatti da punire. Imponendo il ricorso alla pena, tali obblighi rovesciano infatti la prospettiva tradizionale: la criminalizzazione non costituisce più una scelta libera, ma un atto dovuto, fondato su una valutazione anticipata di meritevolezza e bisogno di pena. La categoria non presenta, tuttavia, una fisionomia unitaria: l’indagine distingue, in prospettiva ricostruttiva e sistematica, gli obblighi di matrice costituzionale dai vincoli eurounitari e internazionali, mettendone in luce la diversa legittimazione, funzione e incidenza sul sistema penale.

Sul versante costituzionale, l’analisi del dibattito sugli obblighi impliciti, sviluppatosi a partire dalla tutela dei diritti fondamentali e dal divieto di protezione insufficiente, conduce a riconoscere piena doverosità alle sole clausole espresse di penalizzazione. Eccezionali e puntiformi, tali prescrizioni non contraddicono il garantismo liberale, ma rafforzano la dimensione sostanziale della riserva di legge, traducendo nel sistema penale scelte di valore fondative dell’ordinamento. Il loro adempimento partecipa della funzione costituente, in senso materiale, della Carta, attualizzandone le scelte di valore e orientando su base assiologica il rapporto tra fatto e pena, ferma la discrezionalità legislativa nella concreta conformazione della tutela.

Gli obblighi sovrastatali presentano invece fonti, contenuti e tecniche prescrittive eterogenei. In tale ambito, la pena opera non solo come mezzo di protezione, ma anche come strumento di armonizzazione e integrazione, assumendo una funzione politico-ordinante. Il mero transito del vincolo attraverso gli artt. 11 e 117 Cost. non consente di assimilarlo agli obblighi costituzionali. Poiché la prescrizione esterna conserva natura politico-criminale, la congruità della scelta incriminatrice e della risposta sanzionatoria rispetto al disvalore del fatto costituisce soltanto un primo riscontro di adeguatezza: la penalizzazione deve essere sottoposta anche a un vaglio orizzontale di uguaglianza-ragionevolezza, fondato su pertinenti tertia comparationis e diretto a verificarne la coerenza con la graduazione interna delle incriminazioni e delle sanzioni. Ne deriva che l’obbligo di punire non elimina la discrezionalità politico-criminale, ma ne ridefinisce i confini in ragione della fonte e della legittimazione del vincolo, confermando la funzione del legislatore nazionale quale filtro garantistico delle scelte punitive esterne. È in questa mediazione che si misura la sostenibilità del diritto penale “imposto”.

Parole chiave:

Obblighi di tutela penale – Obblighi costituzionali – Obblighi sovrastatali – Riserva di legge – Discrezionalità legislativa – Proporzionalità – Ragionevolezza


Title, abstract, keywords

Title:

“Imposed” Criminal law: Constitutional and Supranational Obligations to Criminalise

Abstract:

This article examines the legal framework governing obligations to criminalise, taking as its starting point their nature as a departure from the liberal paradigm, under which the legislature retains discretion in matters of criminal policy to determine which conduct should be punished. By requiring recourse to criminal punishment, such obligations reverse the traditional perspective: criminalisation is no longer a matter of free legislative choice, but a legal duty grounded in an ex ante assessment of whether the conduct warrants punishment and whether punishment is necessary. These obligations do not, however, form a unitary category. From both a reconstructive and a systematic perspective, the analysis distinguishes constitutionally grounded obligations from constraints deriving from European Union and international law, highlighting their different bases of legitimacy, functions, and effects on the criminal-law system.

At the constitutional level, the analysis of the debate on implicit obligations—which developed out of the protection of fundamental rights and the prohibition of insufficient protection—leads to the conclusion that only express criminalisation clauses impose fully binding duties. Exceptional and narrowly circumscribed, such provisions do not conflict with liberal guarantees. Rather, they strengthen the substantive dimension of the principle that criminalisation is reserved to the legislature by giving effect within the criminal-law system to value choices that are foundational to the legal order. Their implementation contributes to the Constitution’s role in substantively shaping the legal order, giving contemporary effect to its value choices and orienting, on an axiological basis, the relationship between conduct and punishment, while preserving legislative discretion over the specific design of the protection afforded.

Obligations deriving from European Union and international law, by contrast, are heterogeneous in their sources, content, and prescriptive techniques. In this context, criminal punishment serves not only as a means of protection, but also as an instrument of harmonisation and integration, thereby assuming a broader role in shaping the legal and political order. The mere fact that an external constraint takes effect in the domestic legal order through Articles 11 and 117 of the Italian Constitution does not justify treating it as equivalent to a constitutional obligation. Since the external prescription retains the character of a criminal-policy choice, assessing whether the decision to criminalise and the punitive response are commensurate with the wrongfulness of the conduct constitutes only an initial test of adequacy. Criminalisation must also be subjected to horizontal review under the principles of equality and reasonableness, conducted by reference to appropriate tertia comparationis and aimed at determining whether it is consistent with the domestic system’s internal ranking of offences and calibration of penalties. It follows that an obligation to punish does not eliminate legislative discretion in matters of criminal policy, but redefines its boundaries according to the source and legitimacy of the constraint, thereby reaffirming the role of the national legislature as the institutional safeguard that filters punitive choices originating outside the domestic legal order. It is through this mediation that the sustainability of “imposed” criminal law is ultimately tested.

Keywords:

Obligations to Criminalise – Constitutional Obligations – Supranational Obligations – Principle of Legality in Criminal Matters – Legislative discretion – Proportionality – Reasonableness


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